La preghiera in rete


VESPRI pregati on-line in voce e insieme (h. 17:00,  tramite Google  Meet)

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Preghiera dell’internauta

O Dio che ti sei fatto vicino ad ogni uomo  e ogni donna, che ci hai dato l’intelligenza per esplorare il Creato e comprendere le leggi che lo governano, fa’  che questa conoscenza sia sempre utilizzata per il bene dell’umanità.

Possa l’elevazione dell’uomo e della donna guidare sempre lo sviluppo tecnologico. Possano la scienza e la tecnica indirizzarci a Te, aprendoci allo stupore per i  misteri della tua Creazione e alla riconoscenza per il bene che i popoli si possono scambiare grazie ad esse.

Come hai guidato la mano dei primi scribi che hanno perpetuato la Tua parola, ispira oggi quanti pubblicano sul WEB, affinché, consapevoli delle immense potenzialità di questo strumento, sentano la responsabilità di diffondere messaggi conformi alla Tua volontà, alla dignità dell’uomo, al rispetto del pianeta e del Creato.

Possa questa rete avvolgere l’intera umanità con un messaggio di amore, di pace, di solidarietà, di progresso sociale. Possa questo strumento portare la Tua Parola in ogni angolo della terra e servire all’edificazione del Tuo regno, sino a che tutto il mondo, liberato dal male, sarà una sola lode di gloria a Te, Creatore e Signore dell’universo, per la rinnovata ed universale effusione dello Spirito Santo.

Amen



La preghiera bussa, il digiuno ottiene, la misericordia riceve.

Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia.

Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra. Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica. Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, la eserciti. Chi vuole che gli sia concesso un dono, apra la sua mano agli altri. E’ un cattivo richiedente colui che nega agli altri quello che domanda per sé.

O uomo, sii tu stesso per te la regola della misericordia. Il modo con cui vuoi che si usi misericordia a te, usalo tu con gli altri. La larghezza di misericordia che vuoi per te, abbila per gli altri. Offri agli altri quella stessa pronta misericordia, che desideri per te. Perciò preghiera, digiuno, misericordia siano per noi un’unica forza mediatrice presso Dio, siano per noi un’unica difesa, un’unica preghiera sotto tre aspetti. Quanto col disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno. Immoliamo le nostre anime col digiuno perché non c’è nulla di più gradito che possiamo offrire a Dio, come dimostra il profeta quando dice: «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi» (Sal 50, 19).

O uomo, offri a Dio la tua anima ed offri l’oblazione del digiuno, perché sia pura l’ostia, santo il sacrificio, vivente la vittima, che a te rimanga e a Dio sia data. Chi non dà questo a Dio non sarà scusato, perché non può non avere se stesso da offrire. Ma perché tutto ciò sia accetto, sia accompagnato dalla misericordia. Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno. Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sradichi i vizi, semini le virtù, il digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia.

O tu che digiuni, sappi che il tuo campo resterà digiuno se resterà digiuna la misericordia. Quello invece che tu avrai donato nella misericordia, ritornerà abbondantemente nel tuo granaio. Pertanto, o uomo, perché tu non abbia a perdere col voler tenere per te, elargisci agli altri e allora raccoglierai. Dà a te stesso, dando al povero, perché ciò che avrai lasciato in eredità ad un altro, tu non lo avrai.

Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo (Disc. 43; PL 52, 320 e 322)



Ascoltare Dio nel silenzio e contemplare, per poi scendere dal monte e riprendere il servizio a Gesù nei fratelli, nelle sorelle.

La capacità di ascolto è il primo degli atteggiamenti spirituali da coltivare per chi voglia farsi pellegrino, cercatore del Volto di Cristo. Le condizioni dell’ascolto vanno create nel cuore: innanzitutto, il silenzio, ma anche lo sforzo amante di mettere da parte preoccupazioni, affanni, la tentazione di parlare a se stessi… per far posto alla sola voce del Signore. Ogni “cammino spirituale” comincia dall’ascolto.  E   Dio parla nella sua Parola, in modo speciale nelle Scritture e nel Vangelo proclamato nell’assemblea eucaristica.

Contemplativo è lo sguardo di fede fissato su Gesù. “Io lo guardo ed Egli mi guarda”, diceva al santo Curato il contadino di Ars, spiegando il suo stare in silenzio davanti al Tabernacolo. La contemplazione poi è la meta di ogni cammino meditativo: essa è un restare in riposo e in silenzio con Dio. La contemplazione è un bisogno profondo dell’uomo che risponde all’ appello personale svelato dallo Spirito a stare in amorosa quiete alla presenza del divino Cercatore (Sl 16, 15).

 

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