Meditando la Parola

Meditating on the Word of God

التأمل في كلمة الله

 

Ascensione del Signore

• Colore liturgico: Bianco
• At 1, 1-11; Sal 46; Ef 1, 17-23; Mt 28, 16-20

 

Dal Vangelo secondo Matteo (28, 16-20)
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

Commento al Vangelo – Settima Domenica di Pasqua, Ascensione del Signore – Anno A,
a cura di Paolo Curtaz.

Tocca a me. Tocca a noi.
Se ne va, il risorto, torna al Padre.
Compiendo un inaudito gesto di fede. Folle e profetico, grandioso e fecondo.
Un gesto di fede nell’umanità, in noi, in me.
Affida ad uno sparuto gruppo di discepoli, fragili uomini e donne, l’incarico di proseguire l’annuncio, di costruire il Regno, finché egli venga.
Uomini e donne che ancora dubitano, mentre, prostrati, lo riconoscono Messia e Signore.
Perché, come abbiamo visto con Tommaso, il dubbio è parte essenziale nella vita del credente, e il dubbioso, cioè il curioso, l’irrisolto, è stimolante spina nel fianco che impedisce alla Chiesa di diventare arrogante di Dio.
Ha fede in noi, il risorto. Affidandoci delle parole, le sue parole, la Parola, e quel poco che è riuscito a costruire nei suoi tre anni di vita pubblica.
A noi che, invece, vorremmo fuggire, chiedere aiuto, lasciar fare a lui.
Si ribaltano le posizioni, invece.
Dio non risolve, affida.
Non interviene, chiede.
Che storia.
Finale grottesco
Cosa c’è da festeggiare?
Si festeggia un ritorno, non una partenza. E sentiamo, dietro il sorriso di facciata, la nostalgia straziante di un addio, di uno scambio sfavorevole, di un’ingiustizia.
Noi, sgomenti come i discepoli della Scrittura. Ma come? Proprio ora che avevano capito, dopo il grande spavento della croce, si ritrovano da soli?
Proprio ora che, dopo una lunga latitanza, mi sono avvicinato alla fede e ho riscoperto il gusto della preghiera, mi spostano il prete carismatico? Il confessore? Si scioglie il gruppo?
Se capissimo che Dio ci tratta da adulti! Se avessimo il coraggio dell’ardire di Dio che ci fa uomini e donne, santi e profeti, sacerdoti e re! Invece di restare a traino, eterni subalterni!
Gesù ascende al cielo per essere il per-sempre-presente.
Non vincolato da un corpo, non segnato dallo spazio e dal tempo. Ma presente.
Come scrive Mauriac: Dal giorno dell’ascensione noi abbiamo un Dio in agguato in ogni angolo della strada.
Paradosso insostenibile del cristianesimo!
Prima ci chiede di credere che il Dio invisibile si è fatto uomo.
Ora ci chiede di credere che il Dio accessibile si consegna nelle fragili mani di uomini peccatori e incoerenti!
Elia il profeta
Il racconto di Luca prende ampiamente spunto dall’ascensione di Elia, una pagina molto conosciuta in Israele e punto di riferimento anche per i neo-convertiti. Troviamo il racconto dell’ascensione di Elia nel secondo libro dei Re: il grande profeta viene rapito in cielo sopra un carro di fuoco, sparisce fra le nubi e il suo discepolo, Eliseo, ha la certezza di ricevere almeno una parte dello spirito profetico, avendolo visto sparire.
Luca descrive l’evento dell’ascensione usando lo stesso paradigma: le nubi, simbolo dell’incontro con Dio (ricordate il Sinai? O il Tabor?), i due uomini che richiamano i due angeli testimoni della resurrezione, il bianco delle vesti, segno del mondo divino…
Il cuore del racconto non è, quindi, la descrizione di un prodigio, ma la descrizione di una consegna: come Eliseo riceve lo spirito della profezia da parte di Elia, così gli apostoli ricevono il mandato dell’annuncio da parte del Risorto.
L’ascensione segna l’inizio del tempo della Chiesa.
Cielo e terra
Sono gli angeli a dare la chiave interpretativa dell’evento: non guardate il cielo, guardate in terra, guardate la concretezza dell’annuncio.
I discepoli del risorto sono chiamati ad annunciarlo, finché egli venga, a renderlo presente. La Chiesa, allora, diventa il luogo dell’incontro privilegiato col risorto, e assolve il suo compito solo quando rende presente il vangelo.
Matteo ci dice come.
Dubitarono
Diversamente da Luca, Matteo situa l’addio in Galilea, su di un monte.
Monte che rappresenta il luogo dell’esperienza divina: solo chi l’ha incontrato può raccontarlo con credibilità.
E in Galilea: il luogo della frontiera, del meticciato, del confine, dei pagani, dei traditori ma, anche, il luogo dove tutto è iniziato, il luogo dell’incontro, dell’innamoramento.
Solo attingendo alle esperienze che ci hanno convertito possiamo annunciare con verità il Signore.
Ecco cosa significa non guardare il cielo: partire dalla povertà della mia parrocchia, dal senso di disagio che provo nel vivere in un paese rissoso e partigiano, dall’impressione di vivere alla fine di un Impero che crolla pesantemente sotto un cumulo di verbosità.
Qui siamo chiamati a realizzare il Regno, a rendere presente la speranza.
Qui, in questa Chiesa fragile, in un mondo fragile.
Che Dio ama.
Allora non stupisce il dubbio dei discepoli, che è il nostro.
Il risorto ci rassicura: non siamo soli, egli è con noi.
È iniziato il tempo della Chiesa, fatta di uomini e donne fragili che hanno fatto esperienza di Dio e lo raccontano nella Galilea delle genti.
Iniziamo a lavorare, finalmente?

 

In video

Fonte

 

 


28/05/2017 –  Ascension of the Lord – A 

1st reading Acts 1,1-11 * from Psalm  46 * 2nd reading Ephesians1,17-23 * Gospel Mt 28,16-20

The mystery of Jesus’ ascension leaves me with a little open mouth. How to understand it? How can I describe it? How to explain it? The apostles received from him a last instruction, to entrust themselves to the Holy Spirit who would receive “not many days”, then saw him disappear upwards, but were cried by the words of the “two men in white robes” who turned to They say, “Men of Galilee.” How have they not called them “disciples” or “brothers” of Jesus? What did they mean by the title “Men of Galilee”? Were they supposed to bring them back to the harsh reality of this world or to their fragility situation, or to the task awaiting them among other men? Men of Galilee: they must not have airs, they are always the fishermen or in any case the first ones. They remain Galileans, so they will not enjoy the esteem of those who have obeyed Jesus. They will always be accompanied by this insulting title, which is contemptuous: they will not have to be ashamed, but they will not have to be surprised. And the two men appeared almost scolding them, “Why are you looking at the sky?” How to say: start badly, that’s not what you have to do; You are now listening to what the Holy Ghost will have to say to your heart. We understand that all this is also addressed to us. We must always be called to our reality of the poor and ignorant, and always encouraged to listen to the silent voice that God wants us to hear to show us the ways of his wisdom of love.

What will the disciples do, now that Jesus is no longer visible to their gaze? They will remember his words and finally try to put them into practice. The first words to realize are strange: “He ordered them not to depart from Jerusalem, but to wait for the fulfillment of the promise of the Father …:” You will be baptized in the Holy Spirit. ” It is a repeated recommendation: first of all do not rush, wait, and do not decide anything by reasoning, and do not argue over what to do. God Himself has an interest in suggesting and inspiring thoughts and decisions suited to his Kingdom: he will do so in time when they are ready when they have demonstrated humility and obedience will be pacified internally and free of any concern. Then the Holy Spirit will lighten them and strengthen them, and above all will keep them united.

The ascension of Jesus to heaven is his glorification. It is the mystery that presents our divine authority. By singing it we declare that to know God we look at him, to obey God, we listen to him, that for everything concerning our relationship with God we refer to him. And this not after our reasoning but because the Father himself “made him sit at his right in the heavens, above every Principality and Power, above every Force and Dominion and every name that is named not only In the present time, but also in the future. ” And yet the Apostle assures: “Everything he put under his feet and gave it to the Church as a leader over all things.” It is striking: to be established by God at the head of the Church, it means that the Church is not a body alien to him, indeed, “it is the body of him, the fullness of him who is the perfect fulfillment of all things.” Today’s celebration is therefore the certainty and joy of Jesus and of the Church united to him. Today we celebrate the Head and Body, the fullness. We, the Church, are His Body: all that he does, he does it through the members of his body, all that he decides to accomplish through us. For this reason the ascension of Jesus is a solemnity that concerns us, first of all, to make us rejoice, and then to convey a great awareness of responsibility. It is as if God told us: To realize my plans of salvation I count on you, who are the members of my Son Jesus Christ.

Nowadays we do not hear the last words spoken by Risen Jesus, as the gospel says according to Matthew: “Go and discipleship all the people, baptizing them …” And although we do not see it and we can no longer see it because it is in the divine condition, he assures us: “I am with you every day until the end of the world”, that is until our time is completed, Perfect by the love of the Father who has reached us through Jesus! Jesus is with us today: this is our joy. Even though men, that is, sinners, are accompanied by risen Jesus. We are in “Galilee,” surrounded by dangers of all kinds, and also because of our faith; We are fragile as terracotta pots are fragile, but we bring the treasure of an inestimable value to us; we carry in us and with us the teaching of the Son of God; We bring to us Jesus, his life itself, his Spirit, and offer him to all those we encounter in the world so that they may be saved.

cinquepani.it


الاحد ٢٨/٥/٢٠١٧   28-5-2017

الاحد ٢٨/٥/٢٠١٧

اعمال ١،١-١١ مزمور ٤٦ افسس ١،٧،٢٣ متى ٢٨ ،١٦ -٢٠

سر صعود يسوع يتركني مع فم مفتوح قليلا. كيف نفهم ذلك؟ كيف يمكنني وصفه؟ كيف تفسر ذلك؟ تلقى الرسل منه التعليمات الأخيرة، أن يعدوا أنفسهم للروح القدس الذي سيحصل ثم رؤيته يختفي صعودا، ولكن بكوا من قبل كلمات “الرجلين في الجلباب الابيض” الذين   يقولون، “رجال الجليل”. لم يعودوا الى تسمية “تلاميذ” أو “إخوة” يسوع؟ ماذا كان يعنيه   “رجال الجليل”؟

كان من المفترض أن يعيدهم إلى الواقع القاسي في هذا العالم أو إلى وضعهم الهش، أو إلى مهمة تنتظرهم بين الرجال الآخرين؟ الرجال من الجليل، هم دائماالصيادين أو في أي حال الأولين. إنهم لا يزالون من الجليل، لذلك لن يتمتعوا بتقدير أولئك الذين طاعوا يسوع. وسوف يكونون دائما مصحوبين بهذا اللقب المهين، الذي هو ازدراء:

فإنهم لن يكونوا خجلين، لكنهم لن يضطروا للدهشة. وظهر الرجلان، “لماذا تنظرون إلى السماء؟” ،وهذا ليس ما لديكم

لكى تفعلوا؛ أنتم الآن تستمعوا إلى ما سيكون عليه الروح القدس أن يقول لقلبكم. ونحن نفهم أن كل شيء أيضا موجه لنا. يجب أن نطلق دائما على واقعنا من الفقراء والجاهلين، ودائما نشجع على الاستماع إلى صوت صامت أن الله يريد منا أن نسمع لتبين لنا طرق حكمته وحبه.

ماذا سيفعل التلاميذ الآن، لأن يسوع لم يعد مرئيا لنظرهم؟ وسوف يتذكروه والكلمات وأخيرا محاولة وضعها موضع التنفيذ. الكلمات الأولى لتحقيقها: “أمرهم ألا يخرجوا من أورشليم، بل ينتظروا الوفاء بوعد الآب … “

عمدوا في الروح القدس. “إنها وصية متكررة: أولا وقبل كل شيء لا تتعجلوا، والانتظار، ولا أن تقرروا أي شيء من خلال المنطق، ولا تجادلوا حول ما يجب القيام به. الله نفسه لديه مصلحةواقتراح وإلهام الأفكار والقرارات المناسبة لمملكته: وقال انه سوف يفعل ذلك في الوقت المناسب لهم تكونون جاهزين عندما تكونوا قد أظهرتم التواضع والطاعة سوف تهدأوا داخليا وخاليين من أي

اهتمام. ثم الروح القدس سوف يخفف لهم وتقوية لهم، وقبل كل شيء سوف يبقيهم متحدين.

صعود يسوع إلى السماء هو تمجيده. إنه السر الذي يعرض سلطته الإلهية.

من خلال التسبح نعلن أن معرفة الله ننظر إليه، طاعة الله، ونحن نستمع إليه، ذلك لكل ما يتعلق بعلاقتنا مع الله نشير إليه. وهذا ليس بعد منطقتنا ولكن لأن الآب نفسه “جعله يجلس في حقه في السماوات، فوق كل إمارة وقوة،

فوق كل قوة وكل اسم يدعى ليس فقط في الوقت الحاضر، ولكن أيضا في المستقبل. “ويؤكد الرسول:” كل ما وضع تحت قدميه وأعطاه للكنيسةزعيم على كل شيء “. ومن المدهش: أن يتم إنشاؤه من قبل الله على رأس الكنيسة، وهذا يعني أن الكنيسة ليست هيئة غريبة له، في الواقع، “هو جسده، والامتلاء له الذي هو الكمال لتحقيق كل شيء “. الاحتفال اليوم هو بالتالي اليقين والفرح من يسوع والكنيسةمتحدة به. اليوم نحتفل بالرئيس والهيكل، نحن، الكنيسة، هي جسده: كل ذلك فهو يفعل ذلك من خلال أعضاء جسده، كل ما يقرر إنجازه من خلالنا. لهذا

سبب صعود يسوع هو الجدية التي تهمنا، أولا وقبل كل شيء، لجعلنا نفرح، ومن ثم نقل وعي كبير بالمسؤولية. كما لو قال الله لنا: لتحقيق خطط خلاصي عليكم، الذين هم أعضاء ابني يسوع المسيح.

في الوقت الحاضر نحن لا نسمع الكلمات الأخيرة التي يتحدث عنها يسوع ، كما يقول الإنجيل وفقا لمتى:

“اذهبوا وتلمذوا جميع الناس، وعمدوهم …” وعلى الرغم من أننا لا نرى ذلك ولا يمكننا رؤية ذلك لأنه في الحالة الإلهية، يؤكد لنا: “أنا معك كل يوم حتى نهايةالعالم “، وهذا هو حتى اكتمال عصرنا، الكمال من قبل حب الآب الذي وصل إلينا من خلال يسوع! يسوع معنا اليوم: هذا هو فرحنا. على الرغم من أن البشرالخطاة، يرافقهم

بواسطة يسوع . في “الجليل”، محاطا بمخاطر من جميع الأنواع، وأيضا بسبب إيماننا. نحن هشين كما الأواني الطين هشة، ولكن يأتي من قيمة الكنز لا تقدر بثمن بالنسبة لنا. نحن نحمل فينا ومعنا تدريس ابن الله. يأتي إلينا يسوع، حياته ، روحه، كل ما نواجهه في العالم حتى يمكننا إنقاذه

cinquepani.it