Riprende il largo, il vascello di Evangelizzando.net

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Cari Visitatori,

dopo  anni di navigazione, speriamo questo piccolo sito possa ancora accompagnare tanti internauti in cerca. In cerca di Dio.

Mutato nella veste è ora agganciabile dagli strumenti di comunicazione oggi normalmente in uso.

Sarà una navigazione ancor più partecipata?

Averne reso meglio fruibili i contenuti, soprattutto da parte dei giovanissimi e dei giovani, è solo l’inizio, certamente.

La metafora della navigazione in Internet renda utile per molti anche qui il proverbio:

Chi non va per mar Dio non sa pregar.

Barra a dritta e avanti tutta!

 

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foto di Giorgio Roz

Una presenza debole in mare aperto…

15 Settembre 2016  Santa Maria Addolorata

Akhtyr


I mezzi di comunicazione offrono la possibilità dell’incontro. Non potendo andare sempre nelle piazze e per le strade, è possibile oggi approdare in quegli angoli affollati di solitudine che sono il mondo multimediale per porgere vocaboli di speranza e condividere il pane della desolazione di fronte all’unico Signore che salva tutti gratuitamente. Il processo relazionale si costruisce in una vita “nascosta” agli occhi dei più, la vita dello spirito. E nello spirito di un Dio che si comunica incessantemente non può restare “nascosta”! E’ necessario che fluisca verso molteplici direzioni. L’interattività, implicita nel concetto stesso di comunicazione, potendo diventare dialogo autentico unicamente tra due poli aperti e ricettivi, alternativamente, l’uno all’altro, conduce necessariamente a una crescita. In tal senso la comunicazione non è mai strumentale, ma sempre strettamente personale. Se in ogni comunicazione umana l’aiuto è reciproco, anche l’opportunità di crescita è vicendevole. Ogni vita cristiana del resto, chiusa in sé, corre il rischio di una sclerosi, di uno spirituale “protettivo” che in qualche modo rifugge le mediazioni umane attuali. Entrare e uscire attraverso i mezzi di comunicazione richiede coinvolgimento, costituisce un arricchimento notevole, offre motivo di confronto, diventa stimolo per la testimonianza, un non dimenticare le urgenze perdendosi nelle piccole cose di una vita sempre uguale nei suoi ritmi. Perdere i contatti con gli altri vuol dire atrofizzare quella capacità di intellezione che permette la vitalità della relazionalità e un apprendimento incessante. L’uomo che cerca il senso della vita e bussa silenziosamente al cuore degli altri può “mostrarsi” perché la vigilanza non venga meno e i cuori, bruciati di amore, attendano il ritorno del Signore in quei volti che chiedono l’alloggio del sostare per dissetarsi di conforto. Potremmo paragonare la comunicazione alla vela di una barca. Se si vuole, è la parte più fragile, eppure, quando il vento la gonfia, conduce al porto rapidamente. Una presenza debole in mare aperto, discreta e il più delle volte non visibile, ma una presenza viva e intelligente, pronta a donarsi spontaneamente all’azione del Vento per permettere a chiunque salga di agire con estrema libertà. E nel farsi prossimi il segreto delle ascensioni luminose e delle notti stellate, vissute insieme sulla rotta del Navigatore. Quando gli strumenti tacciono le parole vagabonde, udite e pronunciate, scendono sui fondali dell’interiorità per immergersi nella pace e riformularsi in preghiera nella shekinah di Dio. Questa è la zolla ancora da dissodare nei campi delle nostre comunità cristiane! La certezza che una vita di comunicazione sia essenzialmente una vita contemplativa, una dimora nel cammino e una tenda che si accampa nel deserto dell’incredulità per attendere il pane del cielo con tutti coloro che mendicano assaggi di verità.

(testo di sr teresa della croce, o.carm.)  www.januacoeli.it